Brindisi n.6/ Bonarda per “le cantine dell’anima”

Tornare a casa e trovarci un papà neo-pensionato che prende ancora (e piacevolmente) le misure con un nuovo modo di intendere il tempo, è una confortevole scoperta. A pranzo la tavola è “italiana”, ha cucinato lui, per me: pesce e riso bianco, erbette verdi e peperoni rossi. E per il brindisi, il papà pensionato riscopre pure la cantina, ma pesca un “cimelio” ormai imbevibile. Perdonato, per il senso dell’estetica: “Mi piaceva questa etichetta, con i due papaveri rossi”, dice. Solo che questa Bonarda Torrevilla dell’Oltrepò Pavese (eccola:  L’azienda) è del 2004 e non va proprio giù, ormai. Peccato, ma anche i brindisi si possono inciuccare. Poesia di un errore. Il valore aggiunto? I bicchieri, antichi, del nonno.

Partecipanti, 2: io e papà Enrico.

Il brindisi è… “Per le cantine”, quelle delle case, da riordinare quando si va in pensione e dove si possono trovare oggetti dimenticati, come la Bonarda del 2004, e quelle dell’anima, dove risiedono le radici, i ricordi e i segreti.

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