Brindisi 21/ Un Cortese per “il Cortese quando fa rima con Ovadese”

Immaginate di entrare in una boutique, comprarvi un cappotto rosso e trovarvi Valentino che vi aiuta a indossarlo e vi spiega da dove arriva la lana, come si chiama la sarta che l’ha cucito e come gli è nata l’idea. Ecco, è quello che è successo con Infernot, “un Cortese frizzante sui lieviti o sur lie rifermentato naturalmente in bottiglia e non sboccato”: la spiegazione è di Roberto Porciello. Lo storytelling del suo vino è fatto su misura per un gruppo di giornalisti assetati e incuriositi. L’abbiamo ascoltato (Roberto), e assaggiato (il vino) dentro la cantina di Cascina Boccaccio, a Tagliolo, dove nel secolo scorso, di questi tempi, a lavorare le uve c’era il bisnonno Celso, classe 1875, in onore del quale è dedicata la prima etichetta di Dolcetto d’Ovada (fateci un giro, almeno virtuale, cliccando qui). Il Cortese del nostro Prosit collettivo lascia un inconfondibile fondo, di cui vanno pazzi i veneziani. E non solo loro: Porciello “confessa” di aver conquistato anche Vinicio Capossela. E allora voglio credere che nel suo “Che cossè l’amor” quando cantava “chiedilo all’oste…” immaginasse Celso.

Partecipanti, tanti giornalisti: io, Genny, Enrico, Chicca (la fotografa che ha scattato questa foto: applauso e grazie), Massimo, Marco e altri giornalisti ancora.

Il brindisi è per “il Cortese”, ma io aggiungo “per il dietro alle quinte, perché sbirciare dalla serratura di una cantina ti aiuta a bere non solo un vino, ma una Storia intera” e poi “all’Ovadese, terra d’origine”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...