Brindisi n.30/ Prosecco di Val d’Oca per “i salamini del Mandrogno”

Massì, nella carrellata di brindisi romantici, struggenti, poetici, divertenti, ce ne sta pure uno semplice e un po’ istituzionale, come questo a Slow Food. Assistere al cambio della guardia della condotta alessandrina è stato un momento, nel suo (e mio) piccolo, epocale. Un’assemblea, al chiosco dei giardini della stazione, bollente e vivace come un piatto di “red hot chili peppers”. E per la citazione ai peperoni piccanti, mi scusino messer Raviolo e sir Salamino del Mandrogno, le eccellenze che Slow Food, con la nuova condottiera Dalia Ghisu (subentra dopo anni a Luigino Bruni), difenderà e rilancerà. Assemblea bella vivace, quindi, fermento che promette bene. Fiera di esserne socia. Il brindisi, a votazioni concluse, è con un Prosecco di Val d’Oca (la cantina – eccola qui – è una delle più note sui colli di Valdobbiadene) ideale con l’aperitivo a base di focacce, formaggi e acciughe.

Partecipanti, tanti: i soci Slow Food, ma il Prosit è in solitaria.

Un brindisi per… “Slow Food”, il mangiare lento quindi, tradizionale, buono, come i salamini di Renato Baldon, il macellaio di via Guasco che li prepara dal 1978 (quando io nascevo), rigorosamente di vacca e senza spezie. La sua conoscenza è il primo frutto del mio arrivo a Slow Food.

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