Brindisi 36/ Un Dolcetto d’Ovada per “la famiglia (e le orecchiette)”

Semola macinata grossa, acqua q.b., uova: lavorare gli ingredienti fino a formare un impasto liscio liscio. Poi stenderlo e tagliare a pezzetti la pasta per creare, con coltello e dita, le singole orecchiette. “Ma devi vedere per renderti conto, è inutile che mi chiedi, a parole non puoi capire”: ecco, estorcere alla nonna la ricetta precisa delle orecchiette che ha preparato per questa domenica (con sugo di pomodori freschi), è impresa titanica. Le dosi per lei sono “quanto serve”, “un pugno”, “una manciata” “vai ad occhio”. E allora ci accontentiamo, tutti, di mangiarle. Due chili di orecchiette da dividerci in nove. E le accompagniamo con un Dolcetto: scegliamo l’Ovada Moongiardin docg, intenso ma molto morbido allo stesso tempo, di Cà Bensi, un’azienda con agriturismo a Tagliolo, sulle colline di Ovada, che ogni anno fa incetta di medaglie al premio Marengo Doc (fateci un tour virtuale qui). E così a tavola ritrovo, nel vino e nella pasta, le due anime della famiglia, quella ovadese-piemontese e quella pugliese.

Partecipanti, 9: io, mamma, papà, nonna, zia, zio, due cugini e la compagna del cugino.

Un brindisi per… “la famiglia”, what else? Queste rimpatriate capitano poche volte all’anno, ma rappresentano davvero ciò che intendo per “festa”, ovvero abbondanza, calore, aggiornamenti sulle reciproche vite, trambusto di pentole, bicchieri, sughi, fotografie da scattare, bis da concedere.

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