Brindisi n. 51/ Una Coca Cola Zero per “un po’ di sano egoismo”

Niente vino oggi, siamo a Ovada, al ristorante-pizzeria Napoli (eccolo). In una pausa tra una canzone anni Novanta in filodiffusione e una nostra risata, riusciamo a sentire due coppie di stranieri, qualche tavolo più in là, parlare in americano. Pizza e Coca Cola (nella bottiglietta di vetro è super) è la scelta più coerente, dunque: una Savoia abbrustolita “quasi bruciata” per me, alle verdure “con le scaglie di parmigiano in uscita” per Daniele. E’ una cena catartica la nostra, una specie di commedia elegiaca: la satira su chi ci fa arrabbiare aiuta a digerire, le piccole frustrazioni e pure la pizza. E così al momento del dessert, con la torta al cioccolato pure l’umore si addolcisce e c’è tempo di sognare blitz fuori porta da mettere in cantiere nel 2017. Perché l’augurio – lo diciamo ogni volta – è che l’anno che verrà sia sempre meglio di quello che se ne va. A proposito di anni, questa è anche la prima pizzeria che ho scoperto a Ovada, in una sera da lupi del febbraio 2006 quando credevo che non avrei resistito più di un paio d’ore in questo lembo del basso Piemonte che invece mi ha trattenuto a lungo e al quale, in fondo, devo molto.

Partecipanti, 2: io e l’amico (e collega a La Stampa) Daniele Prato.

Un brindisi per… “un po’ di sano egoismo”, che poi chissà se è la giusta parola… Ma il senso è: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa” (cit. Divina Commedia)

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