Brindisi 59/ Un caffè per “le pause”

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C’è un bar ad Alessandria dove le luci, che illuminano i piccoli tavolini rotondi, sono a forma di teiera e i pasticcini sono piccoli capolavori, per gli occhi e per il palato. Si chiama Rovida Signorelli, nato come pasticceria nel 1886 (quest’anno compie 130 anni di mini cake, salatini, bignè e finger food: la trovate qui). Di tutta la città è il locale che più ricorda gli storici Caffé  di Torino, quelli dov’è nata l’Italia. Perfetto, quindi, per una (meritata) pausa in una giornata di lavoro al cardiopalma. Io e Valentina ordiniamo caffè con due pasticcini (ai frutti rossi e di bosco) e due salatini (una pizzetta e una mini tartina al salmone). Ce li servono in mini piattini con il centrino bianco. Accanto a noi, due amiche di 30 anni più anziane, con il cappello di panno in testa e il thé con i biscotti secchi si raccontano vite e ricordi (tanto per rendere l’idea dell’ambiente). Cerchiamo di valorizzare il time-break come meglio possiamo, e in genere ci riusciamo bene. E’ una piccola strategy anti-ansia, soprattutto nei giorni in cui gli articoli si moltiplicano e le battute da scrivere diventano infinite. Pit-stop d’obbligo nei Gran Premi giornalistici, dunque: dovrebbero renderli obbligatori per contratto.

Partecipanti, 2: io e Valentina (amica e collega a La Stampa).

Un brindisi per “le meritate pause, specie quelle dei pomeriggi ingolfanti (hanno un sapore speciale) e nei bar dove oltre al caffè sorseggi anche un’atmosfera”.  

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