Brindisi n. 64/ Una cioccolata calda per “lo studio”

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Voglia zero, di aprire un libro per studiare, specie se le pagine sono troppe e certi argomenti noiosi come la corazzata Potemkin. Accenno un: “Forse riuscirei con una cioccolata calda”. La fortuna, qualche volta, è avere accanto un “genio della lampada” che ti aiuta ad esaudire i desideri. E così, in pochi minuti si materializza una profumata e bollente cioccolata Ciobar (ok, è industriale, ma va bene, è buona e fa tanto inverno e modalità “home sweet home” eccola). La tazza è il valore aggiunto: giorno di Santo Stefano, 26 dicembre 2007, per la prima volta non sono a casa a Torino, ma sola con il nonno nell’Ovadese, decidiamo di andare a una tombolata collettiva a Rocca Grimalda, una di quelle feste da paese, con il borgo pieno di luci colorate, i maglioni a collo alto e gli ambienti (questa era una cantina) surriscaldati a prova di sbalzo termico. Il nonno è palesemente stanco, ci sente poco, ma è sempre simpatico, di compagnia, irruento, vulcanico, lunatico, competitivo. E fortunato: così, al primo giro di numeri, vince un set di tazze (queste) da thé, che mi sono rimaste, assieme al suo ricordo e, a tratti, al suo carattere.

Partecipanti, 1: io.

Un brindisi per “lo studio” e soprattutto “per l’ingegno che ci metto a inventarmi premi che mi auto-motivino”.   

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