Brindisi n.103/ Un Marsala per “il panettone al pistacchio”

Se Natale è stato all’insegna della Puglia, a Santo Stefano si omaggia la Sicilia. E’ un giorno intimista, famigliare e rilassante, trascorso tra riposo, letture e chiacchiere. Non metto naso fuori casa, non mi lascio tentare da cinema, passeggiate “smaltisci-mapazzone”, parenti da salutare. Resto a casa, con Roberto Vecchioni e la sua “Vita che si ama” (cadeau apprezzatissimo), storie di felicità dove trova spazio anche un capitolo dedicato alla sua Casa sul ramo del lago Garda: …”Tutto quel che veniva da fuori, dispute, scazzi, intrusioni del mondo, fuori restava; lì, nella Casa, bisognava ridere, bisognava stringersi, sognare gli stessi sogni, camminare su parole acrobatiche.”. Il pranzo è pieno di sole: al settimo piano, in corso Bramante, a Torino, si vede il Monviso innevato dalla cucina. Immaginiamo sia l’Etna e brindiamo con il Marsala Fine Ip Liberti (dal commerciante inglese John Woodhouse che nel 1773 approdò con la nave al porto di Marsala, in provincia di Trapani). Poi facciamo la festa a un panettone speciale, con glassa di pistacchi (ce ne sono a pezzi), e crema di pistacchi di Bronte da spalmarci sopra con la sac a poche. Lo fanno in una pasticceria che si chiama Il Chiosco, dei fratelli Taibi, a Castrofilippo, nell’Agrigentino (lo trovate qui), e lo facciamo arrivare tutti gli anni per Natale. Qui, a Casa.

Partecipanti, 3: io e la family, in versione “essenziale”.

Un brindisi per questo “panettone al pistacchio” che ci rende sempre allegri e che è diventato ormai un piatto del Natale: mi piacciono i riti, tutto ciò nel tempo diventa “imperdibile”, “assodato”, “simbolico”, “atteso”, come il momento del panettone che sa di Sicilia.

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