Brindisi n.112/ Una Barbera del Monferrato per “i ritorni”

Ulisse ci ha messo 20 anni, e nella mia personale classifica dei migliori “ritorni” il suo è senza dubbio in cima all’olimpo. In greco il “ritorno” è il “nostos”, una parola che ho sempre amato per quella straordinaria capacità di sintesi e inclusione, c’è dentro tutto, il viaggio (l’odissea), la nostalgia, la tentazione (le sirene), il turbamento, la magia, il mistero (Circe), il sentimento (Penelope), l’esperienza, il confronto (Polifemo-Nessuno), la fatica, la determinazione, la ricompensa. L’idea che mi piace è che i ritorni non siano mai semplici, a volte nemmeno giusti, ma in qualche modo passionali, salvifici. Necessari. Sul podio dei miei ritorni preferiti, ci metto quello di Florentino e Fermina, de “L’amore ai tempi del colera” capolavoro di Garcia Marquez, un ritorno che dura una vita e che, a quella vita dà un senso. E infine, terzo posto, al (desiderio del) ritorno, messo in musica da Bruno Lauzi: “Ritornerai, lo so ritornerai.. e riderai, quel giorno riderai…” (sentitela qui, ne vale la pena). E poi ci sono i ritorni della vita quotidiana, come rimettere piede in un locale dove non eri più stata da tanto tempo, sulle colline del Casalese: apri la porta e ti danno il benvenuto vecchie sere d’estate, speranze di agosti lontani, vini pieni di “nost(os)algia”, come questo Giulin, una Barbera del Monferrato che mi ricorda la ciliegia matura, l’estate appunto anche in questi che sono i giorni più freddi dell’inverno. (Ecco qui l’azienda di Vignale Monferrato e qui il progetto del Monferace portato avanti da Accornero assieme ad altri produttori del Casalese).Un vino da pasto, ma anche godibilissimo “nudo”, con giusto una manciata di noccioline. Una Barbera con un retrogusto importante, corposa ma facile.

Partecipanti, 1: io (per uno strano caso).

Un brindisi per “i ritorni”, appunto, ma solo a quelli epici, dove il punto d’approdo non può, e non deve, essere meno di Itaca. Qui la poesia di Konstantinos Kavafis, poeta e giornalista greco (una delle mie preferite).

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto e squisita
è l’emozione che ci tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrigoni o Ciclopi
né Poseidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d’estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d’ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Recati in molte città dell’Egitto,
a imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna a quell’approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.

E se la ritrovi povera, Itaca non t’ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un’Itaca.

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