Brindisi n.115/ Un liquore di liquirizia handmade per “il passato che non sappiamo dove mettere”

Questa volta parto dal fondo, dalla domanda che è il leit motiv del blog: a cosa brindiamo? A casa di Nadia, davanti ai biscotti di zenzero e cannella e al liquore di liquirizia che ha preparato lei, (tutta la cena è handmade, inclusa la superlativa polenta con ragù) ci perdiamo nelle risposte: “Al passato che torna e al futuro che verrà”, “Ma il passato forse è meglio che resti nel passato”, “E il futuro è ovvio che verrà”, “Il passato che ritorna nel futuro?”, “Mmm.. al passato che è passato?”, “Al trapassato futuro?” (coniamo un nuovo tempo verbale). Alla fine questo passato non sappiamo bene dove metterlo e allora brindiamo a questo non saper che farne, a questo non saper dove sistemare amarcord, ricordi, storie andate, viaggi che furono, meteore e comparse. E alla fine in questa cervellotica attitudine, ci ritrovo molto di noi, che se potessimo ci porteremo sempre dietro una valigia formato famiglia (in realtà Nadia ne ha, anzi ne aveva, davvero una enorme che ribattezzammo “Moby”, da Moby Dyck) con tutte le belle, assurde, divertenti, ma anche complicate, difficili, e in fondo uniche giornate e serate condivise in questi quasi 10 anni di amicizia. Ecco, allora voglio pensare che “il passato che torna” sia questo, sia il nostro, e che nel futuro ci siano quindi altre cene catartiche, altri viaggi (nella conta di quelli fatti assieme, alcuni anche con l’amico Augusto, ci sono già: Lucca, Valencia, Ios e Santorini, Palermo, Matera, la Provenza, Lecce), altre confidenze, e altre “sagre dell’amicizia”, quelle che cominciano con un Montenegro con ghiaccio (e le lacrime) e finiscono con il ballare “Batti in aria le mani” (e le risate).

Partecipanti, 2: io e Nadia (grande amica)

Un brindisi per… “il passato che non sappiamo bene dove mettere” e, naturalmente, “per il futuro”, con l’augurio che quella famosa valigia, comunque vada, non la si perda mai. E non solo perché è il bagaglio della nostra amicizia, ma anche perché perdere una valigia con Nadia è rischioso: l’ultima volta a Malpensa per recuperare la sua (pensavamo si fosse smarrita) abbiamo ingaggiato una caccia all’uomo senza esclusione di colpi, rischiando di portarcene a casa un’altra come “ostaggio”.

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