Brindisi n.117/ Una Barbera d’Asti per “miseria e nobiltà”

Il 2017 va festeggiato nel solito locale, con la solita squadra (che vince, e quindi non si cambia) e soprattutto con il solito vino, il “nostro” Lavignone, una Barbera d’Asti di Pico Maccario (fateci un giro e non solo virtuale), 13,5°, complessa, armonica, con un retrogusto che persiste il giusto, vagamente fruttata, perfetta con la Margherita (sempre più convinta che il vino sia meglio della birra con la pizza), e pure con l’hamburger e la zuppa che sa d’inverno. In barba ai posti low profile dove finiamo di solito, io e l’amica Laura (Cake) lasciamo “la miseria” nel 2016 e ci concediamo “la nobiltà” per il 2017. Fuor di metafora, è tempo di brindare a testa alta, trattarci bene, fregarcene di più, incoraggiare i cambiamenti. E ridere, gossipare, programmare, sgridare la tavolata starnazzante che abbiamo di fronte, simpatizzare con il proprietario del locale che alla fine ci svela – in esclusiva – che stiamo mangiando in quello che fu il laboratorio di uno dei maggiori pittori italiani. La serata è anche un omaggio all’arte, quindi, e al 17, un numero che a Cake porta bene, quindi all’oroscopo, al Castagno, al Pino e al Salice (oroscopo celtico qui tutti gli alberi in base alla data di nascita), o al Cavallo, al Coniglio e al Cane e al Gallo (oroscopo cinese calcolatelo qui). Ce ne andiamo satolle. Rinunciamo solo al dolce, ma c’è Cake.

Partecipanti, 2: io e l’amica Laura (Cake).

Un brindisi a “miseria e nobiltà”, ma soprattutto all’“arte” perché continuo a credere che certe cene siano un vero capolavoro.

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