Brindisi n.121/ Un margarita per “le mamme”

Restiamo sul classico per questo brindisi che di classico in realtà non ha proprio nulla, tranne la dedica: alle mamme. Ed è la prima volta in 121 prosit. Eppure il luogo è tutt’altro che tradizionale, non è solo un patchwork di sapori (per non dire accozzaglia o “mappazzone”) ma è pure il “peggior bar di Caracas”, con l’aggravante che non siamo a Caracas, ma in un ristorante messicano, anche se all’interno è scritto “cucina Texana”, e a servirci ci sono i cinesi. La tortilla è polistirolo espanso, secca e triste, il resto è ancora peggio. Il segreto è berci su, qualcosa di forte secondo la teoria che “l’alcol disinfetta”. E così troviamo il pretesto per un margarita che risulterà la scelta più azzeccata di tutta la cena. Il locale è vuoto, una cinquantina di coperti e soltanto noi, io e la persona anonima che si è offerta di farmi compagnia alle 22 per una cena al volo durante una sera di lavoro. Credo che entrambe le nostre mamme non avrebbero mai osato varcare la porta di questo saloon. Una cosa è certa: se la mia, di mamma, si fosse trovata davanti un burritos come quello che ho ordinato io, temo si sarebbe trasformata in Salma Hayek versione vampira del “Dal tramonto all’alba”: sarebbe entrata in cucina al grido di “Mangiamoceli vivi”, poi avrebbe giocato al lancio dei coltelli come nel circo, con il cuoco per bersaglio e senza occhiali..

Partecipanti, 2: io e persona anonima.

Un brindisi per “le mamme”, e ai loro manicaretti. Punto. Sul podio, nel mio caso, metto: spaghetti al pomodoro fresco, agnello con le patate al forno, tagliatelle al ragù bianco.

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