Brindisi n.141/ Un Moscato Giallo per i “food bloggers”

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Credevo fossero irraggiungibili e geniali “entità”, figure mitologiche a metà tra gli scrittori e i cuochi, un po’ giornalisti e un po’ mangiatori per scelta. Poi un giorno mi sono accorta che i food bloggers sono davvero così, wonder woman e super man, con una vita intensa ma meravigliosa, e con problemi che “voi umani non potreste immaginarvi”: navi di frutta flambè da recensire, carni da preparare, dolci da fotografare, ristoranti da bocciare o salvare. Ma il più annoso dei crucci è questo: come fare a sopravvivere ai tanti, troppi, appuntamenti enogastronomici, cene, pranzi, degustazioni, vernissage, aperitivi, happy hour? Vi giuro, li ho sentiti confrontarsi su questo tremendo dilemma. E suggerire soluzioni: “Io salto il pranzo successivo”, “Ma no, basta bere acqua calda e limone al mattino”, “Evito gli alcolici”, “Non si può non bere vino: meglio rinunciare al dessert”, “Io assaggio solo”, “Mai toccare pane e grissini”, “Veramente è proprio dal pane e dai grissini che si capisce la cura di un ristorante: l’ideale è camminare dopo il pranzo”; “Sì, ma se è una cena? In quel caso c’è solo una cosa da fare: Brioschi”. In borsa, il saggio di Svet Ortoli e Michel Eltchaninoff “Come sopravvivere alle cene mondane e non passare inosservati in società”. Adorabili food blogger (tutta invidia la mia). A sfatare lo stereotipo c’è l’amica Lucia. Un blog semplice come lei, concreta e umile, e come le ricette che insegna e sperimenta. Io ho assaggiato il dessert di yogurt bianco “mantecato” con una aggiunta di miele e frutta cotta di stagione, biscotto fragrante intinto, e servito nella coppa da Martini. Lo accompagniamo con un non comune Moscato Giallo Sand di Colterenzio, azienda del Tirolo, il cui indirizzo promette bene: Strada del Vino 8 (la trovate qui). Arriva da un vigneto che sta sopra i 400 metri, terreno sabbioso, e il sapore ricorda altra frutta, come la noce e gli agrumi maturi: la forte aromatizzazione è la caratteristica principale del Moscato Giallo.

Partecipanti, 2: io e l’amica Lucia (eccola su “ticucinocosì”).

Un brindisi per gli invidiatissimi “food bloggers” (detto da una che in casa non ha neanche il forno, ma che ogni giorno spera di partecipare a un Pranzo di Babette), dai più snob ai più dolci, dai più cliccati ai più artigianali. E vissero satolli e contenti.

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