Brindisi n.153/ Una Barbera del Monferrato Superiore per “Vignale”

Ci sono luoghi “che portano bene”, paesi felici che sciolgono tensioni. Vignale è uno di questi. Nel centro, geograficamente e anche simbolicamente, del Monferrato Casalese (quello degli Infernot e del Patrimonio Unesco), è un “luogo del cuore”, il mio almeno (il Fai qui non c’entra). E tornarci, in qualche modo, mi rilassa come sorseggiare questa Barbera del Monferrato (appunto) Superiore di un’azienda del posto, Gaudio (la trovate qui): fa 13,5°, abbastanza per considerarlo un vino corposo, di quelli che riempie la bocca, con il retrogusto persistente, vanigliato, importante. Lo bevo all’Osteria della Luna (eccola qui), in quella che dovrebbe o potrebbe essere un'”ultima sera”, almeno il copione così suggerisce in queste ore che precedono il mio piccolo cambio di vita (oltre che di lavoro e di residenza). Eppure a tratti mi pare una sorta di rappresentazione dell’addio, più che una reale departure, messa in scena da attori poco convinti. Nessuno, in fondo, pensa che cambiare città voglia dire perdersi. Io per prima. Quindi giù le maschere da Pierrot, nonostante il Carnevale. Si può sorridere e programmare nuove “gite” a Vignale. “Questa sera si recita a soggetto” dunque, nell’osteria che sembra un pub anni Ottanta sulla cima di questo borgo che scoprii tanti anni fa sotto un cielo di stelle in un afoso agosto monferrino: era il “Sogno di una notte di mezza estate”.  Ora il leit motiv è un altro, ma la speranza resta la stessa: “Comunque vada, sarà un successo”.  

Partecipanti, in realtà molti, anche se non si direbbe: dunque una serie di “personaggi in cerca d’autore”, diciamo.

Un brindisi per “Vignale” e ciò che rappresenta, paese minuscolo e un po’ snob, riservato e raffinato, palcoscenico per uno dei più bei festival di danza, capitale del Grignolino, custode di tante (mie) sere e parole, un borgo invitante ma non includente, silenzioso e divertente (ha comprato casa qui anche il comico Giovanni Storti, del trio Aldo Giovanni e Giacomo). Se fosse una storia, sarebbe l’incipit: “C’era una volta…”

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