Brindisi n.154/ Una Barbera per “gli inizi”

Nella classifica ideale dei migliori incipit della letteratura, sul gradino più alto del podio – tallonato dal Deserto dei Tartari – metto “Il Grande Gatsby” (“Nei miei anni più giovani e vulnerabili mio padre mi diede un consiglio che non ho mai smesso di considerare. «Ogni volta che ti sentirai di criticare qualcuno», mi disse, «ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i tuoi stessi vantaggi»”). Alla scuola Holden, quella di Alessandro Baricco, ricordo di aver sentito osannare quello di “Cent’anni di solitudine” (“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”). Lo definirono “perfetto”, per la sua compiutezza e completezza lessicale e di contenuti. Mi piace l’idea che un inizio sia in qualche modo già compiuto per sé e in sé, che contenga i germi di tutto ciò che la storia poi svilupperà. Amo le prime frasi, anche quando scrivo, per me o per lavoro. Preferisco gli attacchi alle chiuse di un articolo, la partenza agli arrivi, il “C’era una volta” al “vissero felici e contenti”. Questa settimana è stato il mio incipit e come quello di Garcia Marquez è stato perfetto, nella sua compiutezza: iniziare là dove si è sempre voluti approdare. What else? L’omaggio allora è con una Barbera sfusa “della casa” (preparatevi a sentirvi la ciliegia matura, vino corposo, alcolico, armonioso) e tre dessert, un tortino allo zabaione, una torta alla crema chantilly e una a tre strati di cioccolato e gianduia nel ristorante Il Gufo Bianco (lo consiglio: è a Torino, in corso Dante) dove ancora esiste “il carrello dei dolci” e dove i clienti sussurrano in dialetto piemontese come fossero appena usciti dalla penna di De Amicis, scrittore che, per altro, nel suo (torinesissimo) libro Cuore, a proposito di incipit, così esordisce: “Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna!”.

Partecipanti,  tanti: io e “i personaggi” di De Amicis.

Un brindisi per “gli inizi”, il loro potenziale e la loro pulizia, l’ingenuità sottesa, per il loro entusiasmo, la loro poesia, la loro ansia e la loro magia.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...