Brindisi n.157/ Un Monferrato Rosso “al partigiano in Ugoslavia” (con la U)

il

Jugoslavia era una di quelle parole che non riusciva proprio a dire: così nonno Ercole, classe 1920, raccontava di esser stato “partigiano in Ugoslovia, con Tito” (e con la U). D’altro so che arrivò fino a Dubrovnik, dove trovò rifugio in un campo di ulivi e da lì fece ritorno a piedi in Piemonte, a Castelletto d’Orba. Un lungo, ed epico, “nostos”, che mi torna in mente ad ogni 25 aprile, anche (o soprattutto) da quando lui non c’è più. Ma se fosse qui ora cambierebbe discorso, sceglierebbe l’allegria per companatico e verserebbe Dolcetto di Castelletto d’Orba, delle sue colline e della sua cantina, con il salame appena affettato. Io invece lo omaggio con un Monferrato Rosso doc del 2009 (qui trovate il disciplinare di produzione) che arriva da un paese confinante, Rocca Grimalda, un borgo dell’Ovadese (Alessandria) che lo ha adottato nei suoi ultimi anni di vita. Si chiama “Più Meglio” ed è dell’azienda La Gioia (un nome coerente con il carattere del nonno): è un rosso impegnativo, fa 14,5°, vinoso, maturo, morbido e gradevole. Nonostante la diffidenza iniziale (lo credevo eccessivamente invecchiato), “Più meglio” si è rivelato ancora bevibilissimo, perfetto con gli agnolotti al brasato.

Partecipanti, 1: io (e lui, almeno nella testa).

Un brindisi quindi per “il nonno partigiano in Ugoslavia”, che se ci penso “faccio la ruota come un pavone” (questa metafora gli piaceva un sacco) tanto sono fiera di avere un po’ del suo carattere nel mio Dna. Prosit nonno, anzi: Oh Bello, Ciao!   

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