Brindisi n.159/ Una Gamba di Pernice per il “Tacabanda e gli inizi in testa coda “

La prima volta che ho messo piede in questo storico ristorante di Asti è coincisa con il mio primo giorno di lavoro da neo-assunta. Non ero mai stata nemmeno ad Asti e mi mandarono a fare un reportage proprio per quel motivo: “Non la conosci, fai finta di essere una turista e raccontacela con sguardo inedito e sincero”. Così, a pranzo, finii al Tacabanda a ordinare un piatto di ravioli, poi scrissi che il cameriere era cortese ma non sapeva indicarmi i monumenti più importanti della città. Il giorno dopo arrivò una lettera in redazione (giustamente) piccata del titolare che, con stile ed educazione, mi faceva notare che avevo intervistato il cameriere down e che, comunque, il fatto che non me ne fossi accorta era in un certo senso un successo. In effetti non me ne ero accorta. Il ragazzo era impeccabile, a parte l’incertezza sulle indicazioni turistiche. E io mi sarei voluta sotterrare per la gaffe. Fu una partenza in testa coda. Negli anni poi l’idea del titolare Antonio De Benedetto – coinvolgere nella ristorazione e in sala i ragazzi down – ha preso forma fino a trasformarsi in un progetto pilota apprezzatissimo: il primo “Albergo Etico” d’Italia (qui l’articolo de La Stampa che spiega di cosa si tratta). Quando posso al Tacabanda ci ritorno: l’ultima volta, con gli agnolotti di cavolo rosso e toma stagionata, ho bevuto un eccezionale vino tipico dell’Astigiano, una “Gamba di Pernice” podere Alectoris Rufa dell’azienda agricola Marcello Cagnotto, che nel 2011 ha ottenuto la Doc con il nome di “Calosso”. L’etichetta è un incanto (un albero disegnato dove ci si diverte a cercare, e trovare, la pernice), ma la storia del vitigno pure: il Gamba di Pernice è rarissimo (lo si trova solo a Calosso, Castagnole Lanze e Costigliole D’Asti), a bacca rossa, prende il nome da una peculiarità di questa varietà ossia dall’arrossamento del raspo prima dell’invaiatura che assume un colore simile alle zampe delle pernici. E un po’ di storia dentro la si ritrova: è un vino piemontese, strutturato, profumato, un po’ speziato, perfetto per accompagnare la pasta ripiena.

Partecipanti, 2: io e un’altra persona “importata” ad Asti.

Un brindisi per il ristorante Tacabanda e l’encomiabile Albergo Etico. Ma anche per le partenze in testa coda (l’importante è rimettersi in carreggiata): a quel giorno, e a quel primo pranzo, sono seguiti altri progetti, altri brindisi, altri successi che in quel momento erano davvero impensabili.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...