Brindisi n. 178/ Una Barbera per “gli incontri”

C’è una poesia di Wislawa Szymborska (adorabile: qui una parte delle sue opere, grazie alle quali ha vinto il Nobel) che inizia così:

“Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella…” 

Incipit di una poesia che parla di un incontro, e di un incontro che sembra una poesia, suggellato da una Barbera del Monferrato La Monella di Braida (“Braida” è il soprannome che il capostipite della famiglia Bologna, il bisnonno Giuseppe, si guadagnò giocando la domenica al pallone elastico), in un locale di Torino affacciato sul Po che trasuda Vecchio Piemonte e intimità. Il vino è quello giusto, lo amo da quando l’ho scoperto: si dice che il padre di Giacomo Bologna selezionasse in cantina la botte di Barbera più ribelle ed emozionante, la chiamava “La Monella” e si riconosceva perché frizzava. In genere sto lontana dai rossi sparkling, ma lei è speciale: Barbera vinosa, potente anche se giocosa (fa 14°), allegra, profumata di frutti di bosco. Coerente con l’incontro: pieno di sorrisi, ma anche di contenuti. Una sera pétillant, dolcemente effervescente.

Partecipanti, 2: io e la persona che resta anonima (su 365 brindisi chi partecipa può scegliere di restare “nascosto”).

Un brindisi per... “gli incontri”. Ah, la poesia di Wislawa Szymborska si chiude così:

“Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà…”

Finale aperto, quindi “…To be continued…”

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