Brindisi n. 47/ Una Barbera d’Asti per “il trio”

Il trio è una magia. Tre caratteri diversi, naturalmente (e profondamente) uniti grazie ad anni di lavoro condivisi, di servizi di cronaca assieme, di pomeriggi a cercare foto, di interviste nate male e finite bene, di trasferte nate bene e finite ancora meglio, di risate e sfoghi, di giri per la provincia a cercar banditi con in mano solo sparuti indizi. L’amalgama è l’intesa, quel fattore X che non si può spiegare, c’è, si sente, si percepisce, si vive e basta. Da sempre. Miri, Chicca e Giorgio. Et voilà. Così, i nostri pranzi diventano appuntamenti attesi di settimana in settimana, annunciati al mattino – “Oggi pranziamo assieme?” – e capaci di raddrizzarci una giornata. Questa volta andiamo al “Barolo” (ma scegliamo Barbera), un locale di Alessandria che in realtà si chiama “Bar della Crosa” (Barolo è la vecchia insegna, recuperata e conservata) dove i titolari, una coppia di simpatici monferrini, ci riempie di subrich, zucchine dell’orto, polpette, insalata russa e focaccia fatta in casa. Per il brindisi, io e Giorgio prendiamo un calice di Barbera d’Asti di Goggiano, 13,5° (l’azienda, nata nel 1951, la trovate qui), Chicca un bicchiere d’acqua. Entriamo affamati, usciamo cantando.

Partecipanti, 3: io, Chicca (fotografa a La Stampa e amica) e Giorgio (il “cowboy” della redazione).

Un brindisi per noi, cioè per il “trio”, che fa rima con “brio”. Perché questi sono alla fine i nostri pranzi, bollicine che rendono effervescente l’acqua, e la giornata.

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