Brindisi 37/ Un Morellino di Scansano per “il razionalismo e le case”

Ovada è sempre un viaggio nel passato, specie ora che “niente più ti lega a questi luoghi” – per dirla con Paolo Conte – neanche quella mansarda lassù, in cima a piazza Garibaldi, che mi ha voluto (bene) per tre intensi anni. Per la prima volta agli abbaini vedo tende non mie, ed è un mix di amarcord, nostalgia, ma anche netta sensazione di un capitolo della vita completamente chiuso. Si sorseggia un Morellino di Scansano, dell’azienda Mantellassi, un vino toscano che ottenne la Doc nel 1978, quando nascevo (oggi è Docg e e lo trovate qui). La posizione è privilegiata: siamo al Caffè della Posta, con vista sullo scorcio più genovese della provincia di Alessandria, piazza Assunta con i suoi palazzi “scabecci”, i “caruggi”, il profumo di focaccia e farinata, e il “belandi” della gente come intercalare. In realtà, qualcosa che “mi lega a questi luoghi” ancora c’è: le radici. E come scriveva Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. 

Partecipanti, 2: io e persona anonima.

Un brindisi per… “il razionalismo che aveva un senso” (persona anonima si riferisce a un certo tipo di architettura anni Cinquanta, che però a Ovada non ritrova, ma la frase è così aulica che ci fa sorridere). Io invece brindo alle “case”, a quelle dove ho vissuto e a quelle dove vivrò.

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