Brindisi n.120/ Un Grignolino al “tempus fugit”

Quando ci siamo conosciuti, nel 2007, l’anonimo/a di questo brindisi aveva la stessa età che ho oggi io. Numeri e date che fanno pensare. Il rendez-vous comincia con la leggerezza di cui soltanto due persone amiche tanto unite sono capaci, tra datteri ripieni, humus, polpetta orientale, riso avvolto nella foglie di vite e crema di melanzane, e prosegue con dialoghi sempre più profondi. Alla fine della cena, dopo un riso iraniano con pollo marinato, ribes caramellato e zafferano, planiamo sul re degli argomenti, il Tempo, che passa, che manca, che lo si vorrebbe fermare, o accelerare, che senti di aver sprecato, o che ti soffia sul collo. Il più bel libro che lo narra, secondo me, è Momo, di Michael Ende (quello della Storia Infinita), lì Mastro Hora è categorico: “Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un’unica ora ci può sembrare un’eternità, ed un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quell’ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore”. Sarà, ma a me, spesso, sembra che la vita più che ispirarsi a Momo si ispiri ad Aspettando Godot: un’eterna attesa, di che poi? Ne parliamo sorseggiando un Grignolino Piemonte di Scagliola, 12,5°, prodotto a Calosso, nelle colline dell’Astigiano (lo trovate qui) al ristorante persiano Dastan (ecco come e perché ha aperto ad Alessandria).

Partecipanti, 2: io e persona anonima.

Un brindisi per “tempus fugit”, dalle Georgiche di Virglio: “Ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo”. E di tempo, in questi due giorni, ne ho avuto così poco a disposizione che sono stata costretta a saltare due brindisi (nel senso che non li ho scritti, ma naturalmente li ho fatti, dunque a breve saranno pubblicati).

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