Brindisi n.142/ Un Cabernet per “l’amore secondo Dino Buzzati”

Il 14 febbraio. Ho detto tutto. Oggi delego. Per omaggiare il più zuccheroso dei giorno mi affido a Dino Buzzati e al suo Amore, qualcosa di tormentato, terribile, vitale. Purtroppo. “Lui era un cavallo di giostra e a un tratto la giostra si era messa a girare in un modo pazzo più svelta sempre più svelta e a farla girare così era lei, era Laide, era autunno, era la disperazione, l’amore. E così follemente girando lui cavallo aveva perso la forma di cavallo non era più che un festone bianco vibrante, una vibrante cortina di colore bianco a frange dorate, non era più lui, era un essere che nessuno prima conosceva e col quale comunicare era impossibile perché lui non stava ad ascoltare nessuno, non poteva ascoltare, egli ascoltava soltanto se stesso sibilare nel vento, per lui nulla esisteva fuori di lei, Laide, quella spaventosa precipitazione, e nel vortice egli non poteva neppure vedere il mondo intorno, tutta la restante vita anzi aveva cessato di esistere, non era mai esistita, il pensiero di Antonio era interamente succhiato da lei, da quella vertigine, ed era un patimento, era una cosa terribile, mai lui aveva girato con simile impeto, mai era stato così vivo”. E mentre la giostra gira, con una musica-carillon di sottofondo ad amplificare l’ossessione, si brinda con un Cuvée Cabernet 2015 (da Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon) della tenuta Santa Margherita (E’ una bella realtà veneziana: fateci un giro qui), fresco, 12° appena, leggero, giovane, ideale per un aperitivo veloce che lasci allegri ma senza la testa pesante. È il tramonto, in un bar da pausa pranzo, tovaglia di plastica, bicchieri riempiti come in osteria, un piatto di brie, salame e focaccia. E una scodella di noccioline, e dubbi. Anzi, “dilemmi inutili, AAA cercasi (cerca si) storie dal gran finale…” (cit. Occidentali’s Karma)

Partecipanti, 2: io e una persona-sorpresa.

Un brindisi per “l’amore secondo Buzzati”, in barba alla posta del cuore e all’amore politicamente corretto, aspettando (Godot) l’happy end.

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